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Parrocchia di San Gennarello

Santa Rita da Cascia

Ignoto scultore
sec. XX
cartapesta policroma

Santa Rita da Cascia, è una delle sante più amate della tradizione cristiana, simbolo di pazienza, perdono e speranza nelle situazioni più difficili. Quest’opera è realizzata in cartapesta napoletana, una tecnica artistica raffinata e diffusa soprattutto tra il XVIII e il XX secolo.

La cartapesta, grazie alla sua leggerezza e modellabilità, permette di ottenere figure fortemente espressive e realistiche, caratteristiche che emergono chiaramente in questa rappresentazione della santa.

Santa Rita è raffigurata con il tradizionale abito nero delle monache agostiniane, fedele alla regola del suo ordine. Il suo sguardo, rivolto verso l’alto, suggerisce contemplazione e abbandono alla volontà divina. Le mani stringono il Crocifisso, segno della sua profonda unione con Cristo e della sua accettazione della sofferenza come via di redenzione. Alla cintura pende un rosario, ulteriore segno della sua vita dedicata alla preghiera.

Uno degli elementi più significativi è la stigmata sulla fronte, il segno della spina ricevuta durante una visione mistica della Passione di Cristo. Questo dettaglio, insieme all’aureola dorata che circonda il capo, sottolinea la sua santità e il culto popolare che la circonda.

Questa scultura si inserisce perfettamente nella tradizione dell’arte sacra napoletana, rinomata per la capacità di esprimere il pathos religioso attraverso forme morbide, volti intensamente espressivi e una straordinaria cura nei dettagli. Destinata alla devozione popolare, questa rappresentazione di Santa Rita è un esempio perfetto di come la scultura in cartapesta possa coniugare arte e spiritualità, trasmettendo un forte senso di raccoglimento e partecipazione emotiva.

Biografia

Santa Rita nacque a Roccaporena presso Cascia in provincia di Perugia verso il 1380.

Secondo la tradizione era figlia unica e, fin dall’adolescenza, desiderò consacrarsi a Dio ma, per le insistenze dei genitori, fu data in sposa ad un giovane di buona volontà ma di carattere violento.

Dopo l’assassinio del marito e la morte dei due figli, ebbe molto a soffrire per l’odio dei parenti che, con fortezza cristiana, riuscì a riappacificare.

Vedova e sola, in pace con tutti, fu accolta nel monastero agostiniano di santa Maria Maddalena in Cascia. Visse per quarant’anni nell’umiltà e nella carità, nella preghiera e nella penitenza. Negli ultimi quindici anni della sua vita portò sulla fronte il segno della sua profonda unione con Gesù crocifisso.

Morì il 22 maggio 1457. Invocata come taumaturga di grazie, il suo corpo si venera nel santuario di Cascia, meta di continui pellegrinaggi. Beatificata da Urbano VIII nel 1627, venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII.

La sua memoria si celebra il 22 maggio. È invocata come santa delle cause impossibili e disperate, protettrice delle donne maltrattate, delle spose, delle madri e delle vedove