Don Agnello Cianci
Ignoto pittore
1784
olio su tela
Questo ritratto raffigura Don Agnello Cianci, pronipote materno del fondatore della nostra comunità, Monsignor Francesco Montella. Costui fu designato suo erede, insieme a Giuseppe Maffettone e a Don Felice Cianci, come viene attestato dal monumento custodito nell’Antica Sacrestia della Chiesa. A loro spettava il compito di fondare una comunità religiosa nella Chiesa costruita nel 1716 e dedicata a San Gennaro. Tuttavia, vista l’impossibilità di realizzare pienamente tale progetto, si adoperarono affinché la chiesa fosse eretta a Parrocchia, evento che si concretizzò nel 1755. Con il progressivo aumento della comunità e, grazie alla cospicua eredità dello zio, Don Agnello e i suoi congiunti ampliarono la chiesa originaria, trasformandola in quella che oggi possiamo ammirare.
L’opera, di impostazione sobria e solenne, appartiene alla tradizione della ritrattistica ecclesiastica del XVIII secolo, caratterizzata da un forte realismo e da un’attenta resa dei dettagli. Il fondo scuro e neutro, tipico della pittura dell’epoca, esalta la figura del soggetto senza distrazioni, mentre la luce, sapientemente dosata, illumina il volto e le mani, creando un contrasto che enfatizza la solennità e la presenza spirituale del personaggio. Don Agnello Cianci è raffigurato in una posa composta e ieratica, con il busto leggermente rivolto in avanti e lo sguardo attento e profondo, quasi assorto, rivolto verso l’osservatore. Il volto, scavato dal tempo e segnato da rughe, è reso con grande cura pittorica, mentre l’incarnato pallido e le labbra cianotiche suggeriscono l’ipotesi di un ritratto post-mortem. L’espressione austera trasmette la serietà e il rigore della sua funzione ecclesiastica.
Gli abiti sono quelli tipici di un prelato del suo rango: una veste scura su cui spicca il raffinato rocchetto bianco con maniche di pizzo, sovrastato da una mozzetta marrone foderata di pelliccia, indumento che denota il suo status all’interno della gerarchia clericale. I polsini rossi, intensi e vivaci, aggiungono un tocco di colore e preziosità alla composizione. Nella mano destra tiene un piccolo libro, probabilmente un breviario o un testo sacro, mentre con la sinistra regge una scatola aperta, forse contenente un oggetto liturgico o un simbolo della sua funzione. Sul tavolo accanto a lui si intravedono alcuni oggetti, tra cui una campanella e un calamaio, elementi che alludono al suo ruolo di amministratore e uomo di cultura.
Un elemento di particolare interesse è il cartiglio in alto a sinistra, che riporta sia la data di nascita che quella di morte del soggetto: Don Agnello Cianci nacque il 13 luglio 1715 e morì il 22 aprile 1784. Sempre dallo stesso dipinto apprendiamo che fu Ebdomadario della Cattedrale di Napoli, ossia ricoprì un ufficio liturgico a rotazione settimanale con altri membri del Capitolo della Cattedrale. Il cartiglio rafforza l’ipotesi che il dipinto sia stato realizzato post-mortem, una pratica diffusa nel contesto ecclesiastico e nobiliare, dove la raffigurazione dei defunti attraverso la pittura serviva sia come atto di devozione che come testimonianza della loro importanza sociale e spirituale. In questo caso, il ritratto di Don Agnello Cianci potrebbe essere stato commissionato per onorarne la memoria e il ruolo svolto nella costruzione della chiesa, lasciando ai posteri un’immagine solenne e rispettosa della sua figura.
