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Parrocchia di San Gennarello

Gesù tra i Dottori

Santolo Cirillo
sec. XVIII
olio su tela

L’opera raffigura l’episodio evangelico di Gesù tra i dottori, tratto dal Vangelo di Luca (2,41-50). La scena si svolge in un ambiente chiuso e poco illuminato, con un sapiente uso del chiaroscuro che esalta i volti e le espressioni intense dei personaggi. Al centro della composizione emerge la figura di Gesù fanciullo, avvolto in una veste rosa con un mantello blu dalle ampie pieghe. Il suo volto, illuminato da una luce che ne sottolinea la sacralità, è circondato da un’aureola sottile. Con un gesto eloquente, solleva una mano mentre con l’altra stringe un libro, enfatizzando la sua sapienza e il dialogo acceso con i dottori del tempio.

Attorno a lui, i dottori della legge assumono atteggiamenti differenti: alcuni lo osservano con stupore, altri discutono animatamente tra loro, mentre un uomo con abiti ricchi e un turbante rosso esprime perplessità. Le vesti sono caratterizzate da toni caldi e vibranti, con un’ampia gamma cromatica che spazia dal giallo oro al rosso intenso, bilanciati dai toni più freddi del blu e del marrone. Il movimento dei panneggi contribuisce a creare un effetto di dinamicità, tipico della pittura barocca.

Nell’angolo in alto a sinistra del dipinto si distinguono le figure di Maria e Giuseppe, che osservano la scena con espressioni di apprensione e meraviglia. Maria, avvolta in un velo chiaro e un mantello scuro, guarda verso Gesù con uno sguardo intenso e preoccupato, testimoniando il turbamento per averlo cercato a lungo. Accanto a lei, Giuseppe, parzialmente in ombra, appare con il capo coperto da un turbante rosso e un’espressione di stupore, quasi sorpreso dalle parole del figlio. La loro presenza, leggermente defilata rispetto al centro della composizione, sottolinea la loro funzione narrativa nel racconto evangelico, evidenziando il momento in cui ritrovano Gesù nel tempio dopo tre giorni di ricerca. L’uso sapiente della luce e del chiaroscuro contribuisce a creare un senso di profondità e coinvolgimento emotivo nella scena. Secondo la dottoressa Antonia Solpietro, Direttrice dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Nola, l’opera potrebbe essere stata commissionata da mons. Francesco Montella, Protonotario Apostolico, che fondò la chiesa di San Gennarello nel 1716, per servire la comunità locale. Un’ipotesi affascinante suggerisce che il dipinto possa contenere il ritratto dello stesso Montella, individuabile tra i dottori per la somiglianza con il bassorilievo del monumento a lui dedicato e custodito nell’antica sacrestia.

Dal punto di vista stilistico, l’opera è databile tra gli anni venti e quaranta del XVIII secolo e presenta caratteristiche tardo-seicentesche, mescolate a influenze più moderne, vicine al linguaggio figurativo della bottega di Francesco Solimena. L’attribuzione al pittore grumese Santolo Cirillo (1689-1755) è stata proposta dalla dottoressa Solpietro e trova conferma nella critica, che riconosce in Cirillo un artista formatosi nella bottega napoletana di Solimena, dal quale ereditò i modi classicheggianti e la vivacità cromatica. Cirillo fu attivo a Napoli e dintorni, con opere nelle chiese di San Paolo Maggiore e Santa Restituta, ma anche in Abruzzo e nelle Marche. L’affinità con altri suoi dipinti, come Il sogno di Giuseppe e Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia, rafforza questa ipotesi attributiva.

Quest’opera rappresenta un significativo esempio di arte barocca e potrebbe essere legata alla Resurrezione di Lazzaro, un’altra tela attribuibile a Cirillo.