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Parrocchia di San Gennarello

Martirio di Santa Orsola

Ignoto pittore
sec. XVII
olio su tavola

Il Martirio di Santa Orsola è un grande dipinto su tavola di notevole impatto visivo e religioso, conservata nella nostra chiesa di San Gennarello in Ottaviano. Quest’opera, di dimensioni imponenti, risale a un periodo antecedente alla costruzione della primitiva chiesa del 1716, suggerendo una storia artistica ancora più antica e legata alla tradizione pittorica napoletana. Nonostante il grave stato di deterioramento, con diffuse perdite di colore e un generale oscuramento della superficie, la scena rappresentata mantiene una significativa leggibilità, rivelando elementi iconografici e stilistici di grande pregio.

Al centro della composizione si impone la figura di Santa Orsola, la cui regalità e santità sono enfatizzate dalla corona che cinge il suo capo. La santa è raffigurata con un’espressione serena e rassegnata, lo sguardo rivolto al cielo e le mani giunte in preghiera, in un atteggiamento di profonda devozione e accettazione del martirio. Le frecce che la trafiggono, segno della sua uccisione, aggiungono un forte pathos alla scena, accentuato dall’uso della luce che, nonostante il degrado della tela, sembra essere stata concepita per illuminare la figura della martire, isolandola dal tumulto circostante e sottolineandone la purezza e il sacrificio.

Alla destra della santa si distingue la presenza di un pontefice orante, anch’egli incoronato e raffigurato con le mani giunte in preghiera. Il suo volto, caratterizzato da un’intensa espressione di raccoglimento spirituale, potrebbe alludere alla figura del papa che, secondo la leggenda, avrebbe benedetto il pellegrinaggio di Santa Orsola verso Roma. La sua presenza arricchisce la scena di un valore narrativo e simbolico, sottolineando il legame tra la santa e la Chiesa.

Nella parte superiore della tela si manifesta la Gloria di Dio Padre, rappresentato tra nubi vaporose e circondato da figure angeliche. Il suo gesto benedicente conferisce alla composizione una dimensione trascendentale, suggellando la santità del sacrificio di Orsola e il suo ingresso nella gloria celeste. Questo elemento, tipico dell’iconografia barocca, enfatizza il destino di beatitudine riservato alla martire, trasformando la rappresentazione in una celebrazione della sua ascesa al Paradiso. L’azione più drammatica si sviluppa intorno alla santa: gli arcieri incaricati della sua esecuzione sono raffigurati in pose dinamiche, con archi tesi e frecce pronte a scoccare. Le loro figure, colte in un movimento concitato, trasmettono un forte senso di tensione e violenza, amplificato dal contrasto con la quieta accettazione della santa. La composizione richiama gli stilemi tipici del Barocco napoletano, con una marcata teatralità, un sapiente gioco di luci e ombre e un’accentuata drammaticità che coinvolge lo spettatore. Nonostante le pesanti alterazioni subite nel tempo, l’opera presenta evidenti affinità con la scuola pittorica napoletana tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. La resa espressiva dei volti, la forte drammaticità della scena e l’uso del chiaroscuro richiamano le influenze caravaggesche, che in quel periodo avevano profondamente segnato la pittura napoletana. Per questi motivi il dipinto potrebbe essere attribuito a un artista vicino a Battistello Caracciolo (1578-1635), uno dei principali interpreti del caravaggismo a Napoli, noto per il suo uso incisivo della luce e per la profondità emotiva dei suoi personaggi. Tuttavia, alcune caratteristiche stilistiche, come la rapidità di esecuzione e la tensione teatrale della scena, suggeriscono anche una possibile vicinanza alla bottega di Luca Giordano (1634-1705), celebre per il suo virtuosismo tecnico e la sua pittura fluida ed energica.

La datazione anteriore alla costruzione della chiesa di San Gennarello lascia aperta un’ulteriore ipotesi: l’opera potrebbe appartenere a una fase ancora precedente della pittura napoletana, legata al Manierismo tardo cinquecentesco, che prediligeva composizioni affollate, figure allungate e un’intensa ricerca espressiva.

Il Martirio di Santa Orsola rappresenta un’importante testimonianza artistica per la chiesa di San Gennarello di Ottaviano, sia per il suo valore storico che per il suo pregio pittorico. La sua struttura compositiva, con la santa al centro, il pontefice orante sulla destra, gli arcieri in azione e Dio Padre in gloria, crea un insieme armonico che esalta il significato spirituale del martirio. Considerato lo stato di conservazione dell’opera sarebbe auspicabile un intervento di restauro, che consentirebbe di recuperare i dettagli originali e di valorizzare la qualità pittorica dell’opera. Un’analisi più approfondita dei pigmenti e delle tecniche esecutive potrebbe inoltre contribuire a una più precisa attribuzione, restituendo alla comunità un capolavoro della tradizione artistica napoletana, meritevole di essere studiato e apprezzato nella sua piena bellezza.

Biografia

Santa Orsola, vissuta probabilmente nel IV secolo e non nel V come spesso indicato dalla leggenda, è una figura cristiana che ha suscitato devozione e ammirazione nel corso dei secoli. La sua storia ci giunge principalmente attraverso una Passio del X secolo, che racconta di una giovane e bellissima principessa bretone, Orsola, figlia di un re della Britannia. Orsola accettò di sposare il figlio di un re pagano, con la promessa che quest’ultimo si sarebbe convertito alla fede cristiana. Per intraprendere questo viaggio verso lo sposo, partì con 11.000 vergini sue compagne.

Durante il tragitto, il gruppo incontrò gli Unni di Attila, che ne causarono il martirio. Secondo la tradizione Orsola fu trafitta da una freccia, in quanto rifiutò di sposare lo stesso Attila, che avrebbe voluto prenderla come sua sposa. Il martirio di Orsola e delle sue compagne è dunque legato alla loro fedeltà a Cristo, per la quale subirono la morte violenta.

Questa leggenda, pur essendo narrata in modo dettagliato, ha una base storica documentata. Infatti, il ritrovamento di un’iscrizione presso una chiesa di Colonia ha confermato l’esistenza di Orsola e di altre dieci vergini, martirizzate probabilmente sotto l’imperatore Diocleziano. Con il passare del tempo, il numero delle vergini è aumentato a 11.000, probabilmente per effetto di un errore di interpretazione del numero romano “XI”, che indicava originariamente il numero originario delle vergini.

La sua memoria è celebrata il 21 ottobre ed è invocata come patrona delle giovani, delle vergini e delle studentesse.  Santa Angela Merici nel 1535 fondò l’Istituto delle Orsoline che si ispira al suo esempio di vita dedicata alla preghiera e all’insegnamento.