Pietà
Ignoto pittore
sec. XVIII
olio su tela
L’opera d’arte raffigura una scena di Pietà, in cui la Madonna addolorata sorregge il corpo esanime di Cristo appena deposto dalla croce. La composizione segue l’iconografia tradizionale della Pietà, con la Vergine seduta e il Cristo, disteso sulle sue ginocchia, con il capo reclinato e gli occhi chiusi nel sonno della morte. La Madonna, con il volto rivolto verso il cielo, esprime un dolore composto e mistico, accentuato dalla sua mano aperta in un gesto di abbandono e supplica. Alle sue spalle si intravede la croce, simbolo del sacrificio di Cristo, mentre nella parte superiore del dipinto emergono delle teste di angeli immerse in un’atmosfera celestiale.
L’opera presenta caratteristiche stilistiche che la riconducono alla scuola napoletana, probabilmente tra il XVII e il XVIII secolo. La forte carica espressiva, l’uso del chiaroscuro e la resa drammatica della scena sono elementi tipici della pittura barocca napoletana, influenzata sia dal naturalismo caravaggesco che dalle tendenze più dinamiche e illuministiche introdotte da artisti come Luca Giordano e Francesco Solimena. Il trattamento del corpo di Cristo, con l’incarnato pallido e il modellato morbido, richiama le opere di Massimo Stanzione o di José de Ribera, artisti che spesso rappresentavano scene sacre con un realismo intenso e un pathos accentuato. Anche la figura della Vergine, con il volto sofferente rivolto al cielo e la gestualità ampia, rimanda a soluzioni compositive tipiche della tradizione pittorica napoletana, dove il dolore e la spiritualità si fondono in un’immagine di profonda teatralità.
La gamma cromatica è dominata da toni scuri e terrosi, con una prevalenza di bruni, ocra e blu cupi, che conferiscono all’opera una drammaticità intensa e un senso di mestizia profonda. L’illuminazione sembra concentrarsi sul corpo di Cristo, il cui incarnato pallido contrasta con il fondo scuro e la veste della Vergine, enfatizzando il pathos della scena. I panneggi sono trattati con ampie pennellate morbide, che creano un effetto di movimento e profondità. L’uso dei colori scuri e terrosi, unito alla luce che si concentra sul corpo di Cristo per esaltarne la sacralità, è un ulteriore indizio della matrice napoletana dell’opera. Tuttavia, la presenza di toni più morbidi e la fluidità dei panneggi suggeriscono un’influenza tardo-barocca, più vicina alla pittura di Francesco de Mura o del giovane Solimena, piuttosto che al crudo naturalismo seicentesco.
Lo stato di conservazione del dipinto è precario: la superficie pittorica presenta numerose abrasioni, perdite di colore e segni di deterioramento, specialmente nella zona centrale, dove si nota una lacerazione evidente. Il supporto mostra segni di umidità e scrostature che compromettono la leggibilità dell’immagine. Un intervento di restauro sarebbe necessario per stabilizzare la materia pittorica e recuperare la brillantezza cromatica originaria.
L’opera, sebbene deteriorata, conserva dunque le caratteristiche distintive della pittura napoletana, con la sua capacità di coniugare devozione e teatralità in una rappresentazione toccante della Pietà.
