San Luigi Gonzaga
Ignoto scultore
sec. XVIII
legno policromo
Questa scultura lignea, di scuola napoletana, raffigura San Luigi Gonzaga in una posa solenne e meditativa, tipica della produzione artistica del XVIII secolo. L’opera si distingue per l’eleganza del panneggio, con la cotta bianca finemente scolpita che ricade in pieghe morbide sull’abito nero, conferendo un senso di movimento e leggerezza alla figura. L’intonazione espressiva del volto, serena e contemplativa, è tipica della scultura sacra napoletana, caratterizzata da un naturalismo raffinato che enfatizza la devozione del santo.
La base della statua è riccamente decorata con motivi floreali e volute dorate, elemento comune nell’arte sacra napoletana, che mirava a esaltare la spiritualità attraverso la preziosità dei dettagli. Purtroppo la corona, elemento iconografico fondamentale di San Luigi Gonzaga, è andata perduta o trafugata in epoca ignota. La corona ai piedi del santo simboleggiava il rifiuto della nobiltà e dei beni terreni da parte di Luigi, che rinunciò a ogni privilegio per seguire la vita religiosa.
Considerando lo stile e la raffinata esecuzione dell’opera, si potrebbe ipotizzare che l’autore fosse un artista influenzato dalla scuola di Giuseppe Sanmartino, celebre scultore napoletano del XVIII secolo, noto per la sua abilità nel rendere i panneggi e l’intensità espressiva delle figure sacre. Anche scultori come Francesco Queirolo o gli artisti della cerchia di Nicola Fumo potrebbero aver avuto un ruolo nell’influenza di quest’opera, data l’eleganza della composizione e il realismo dei dettagli.
Biografia
Figlio del marchese Ferrante Gonzaga, nato a Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova il 9 marzo del 1568, fin dall’infanzia fu educato dal padre alle armi, tanto che, a 5 anni, già indossava una mini corazza ed un elmo per cui rischiò di rimanere schiacciato sparando un colpo con un cannone. Ma a 10 anni Luigi aveva deciso che la sua strada era un’altra: quella che, attraverso l’umiltà, il voto di castità e una vita dedicata al prossimo, l’avrebbe condotto a Dio.
A 12 anni ricevette la prima comunione da san Carlo Borromeo, venuto in visita a Brescia. Decise poi di entrare nella compagnia di Gesù e, per riuscirci, dovette sostenere due anni di lotte contro il padre.
Libero ormai di seguire Cristo, rinunciò al titolo e all’eredità ed entrò nel Collegio romano dei gesuiti, dedicandosi agli umili e agli ammalati, distinguendosi soprattutto durante l’epidemia di peste che colpì Roma nel 1590. In quell’occasione, trasportando sulle spalle un moribondo, rimase contagiato e morì. Era il 21 giugno 1591, aveva solo 23 anni.
Papa Benedetto XIII lo canonizzò il 31 dicembre 1726. È sepolto a Roma nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio.
La sua memoria si celebra il 21 giugno. È il patrono della gioventù cattolica.
